mercoledì 19 aprile 2017

OTTAVA DI PASQUA  -  GIOVEDÌ

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Lc 24, 35-48

In quel tempo, i discepoli 
[di Emmaus] riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane. Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Stupiti e spaventati credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la grande gioia ancora non credevano ed erano stupefatti, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Poi disse: «Sono queste le parole che vi dicevo quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente all'intelligenza delle Scritture e disse: «Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni». 

Dobbiamo prendere atto contro tutte le istanze della nostra intelligenza che Gesù è venuto su questa terra come figlio diletto del Padre sapendo che sarebbe stato ucciso per la mano violenta degli uomini. Perché questa verità tante volte annunciata da Gesù nei vangeli ha tardato ad entrare nella mia testa di credente anche dopo duemila anni di storia in cui essa è stata predicata in tutte le salse? Anche i discepoli non ne volevano sapere di un loro maestro che profetava loro la sua morte. Le motivazioni per me sono diverse in quanto il loro quadro storico è diverso dal mio ed io non aspetto alcuna liberazione politica in nome di Gesù. 

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Ed allora come spiegare questa ritrosia? Forse perché pensando alla mia vita non vorrei che fosse dall’inizio indirizzata verso una morte certa a causa dei miei simili? Forse, ma a ben pensarci le cose si complicano se si vuole riferirle a Gesù figlio di Dio quasi che egli venendo su questa terra non aveva altra chance che farsi uccidere. E’ mai possibile che le cose dovevano per forza andare così? Gesù stesso ci dice che non era possibile fare altrimenti e che l’ambiente umano era così degradato e nelle mani della potenza del diavolo ( per chi non crede al diavolo attestiamoci solo sull'orrendo spettacolo dei conflitti odierni) che non era possibile un’altra via. 

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Questo mistero è grande ma in qualche modo possiamo gettarvi luce se ci togliamo dalla testa tutto il magico che vi alberga. Quando pensiamo a Dio ed al suo mondo diventiamo faciloni nell’attribuire a Dio tutti i poteri possibili ed è dunque naturale lamentarci o anche odiarlo se non se ne serve. La nostra idea, non confessata ma reale, potrebbe essere quella di porlo a capo delle milizie celesti per distruggere il male in modo che noi potessimo vivere in pace. Pensare così per noi significa mettere fuori dal mondo umano il male tanto che per Dio sconfiggerlo  sarebbe davvero una bazzecola. Solo che il male noi uomini ce l’abbiamo dentro ed allora cosa dovrebbe fare Dio per annientarlo farci fuori tutti quanti? 

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Se vogliamo stare, sia Dio che noi, sul piano della realtà e non della fantasia occorre che si crei una zona di rispetto che permetta alla parti d’intervenire conservando  ciascuno la propria libertà di volere e quindi di agire tenendo fermo il principio fondatore della propria differenza. E cioè : Dio per amore vuole che noi viviamo una vita priva di quel male che ciascuno di noi odia con tutto il cuore quando ne ha capito il sapore amarissimo e l’uomo vuole convincersi da sé senza essere costretto a scegliere a priori da che parte stare : detto in altre parole vuole essere libero di pensarla secondo i suoi convincimenti ma nello stesso tempo aperto a farsi interrogare e convincere da Dio.

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Che spazio può  avere Dio in questa lotta di vita e di morte? Sì di morte anche per Dio perché in caso di sconfitta  non potrà più amare una persona come vorrebbe. Che spazio può avere? Egli ha scelto la via della non sopraffazione e dunque venendo in questo mondo, come ogni povero sempre di questo mondo sa,  era sicuro che gli uomini non lo avrebbero accettato, ma sapeva pure che un’altra parte di uomini, considerando lo splendore di bene e di santità della sua vita, avrebbero visto in Lui la risposta di Dio Padre per tirare  fuori la nostra umanità dal baratro in cui si era cacciata. 

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Ora per concludere la costrizione del dover morire per salvarci non è frutto dell’aver voluto pagare al suo Padre celeste un tributo di sangue per i nostri peccati dal momento che il Padre non è un moloch che vuole sacrifici per diventare più buono verso di noi, ma è frutto di una sua libera scelta d’amore per farci vedere nella sua carne come sia possibile una vita diversa legata al suo regno e non a quello del diavolo o comunque, se non lo si vuol chiamare così , a tutto ciò che genera divisione e morte. Ecco perché era nella necessità delle cose che fosse ucciso perché il fondo nero e disgregatrice di una parte dell’umanità voleva mantenere ad ogni costa questo suo potere. E se leggiamo i vangeli sotto questo aspetto  abbiamo una prova inconfutabile che le cose sono andate proprio così.


Michele Sebregondio

martedì 28 febbraio 2017

MEDITAZIONE DEL GRUPPO DI MEDITAZIONE MONTE TABOR

IN ABBAZIA DI CHIARAVALLE  DEL LUNEDI’  20 - 1 – 2017

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Lc 10, 25-37

Un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova: «Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forzae con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso». E Gesù: «Hai risposto bene; fà questo e vivrai».Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è il mio prossimo?». Gesù riprese:«Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto.Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall'altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n'ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all'albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno. Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?». Quegli rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Và e anche tu fà lo stesso».



Gesù alla domanda del dottore della legge su come meritare la vita eterna gli chiede di rispondere lui stesso e questi cita la Legge: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso». Notiamo che l'amore per Dio non può essere solo mentale ma deve coinvolgere anche il corpo e ciò viene fuori dalla parola 'forza' che implica la volontà e la tensione fisica di tutte le parte dell' organismo umano. Vi sono alcuni momenti in cui la preghiera deve diventare una sola cosa con il nostro essere fisico che è fatto di carne, di ossa, di organi, di muscoli, tendini e' terminazioni nervose.


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Pregare anche con il corpo permette di chiudere il cerchio dell' orizzonte della nostra preghiera perché lo completa con tutto ciò che è umano. La spiritualità del Monte Tabor porta avanti una preghiera che si situa nella tradizione di coinvolgere sia il cuore, che la mente ed il corpo perché partecipino a rendere gloria a Dio. Dopo aver dato la sua risposta il dottore della legge chiede chi sia il prossimo e Gesù gli presenta la parabola del buon samaritano. Cosa possiamo ancora cavarne da questa parabola così conosciuta e praticamente quasi spremuta in ogni senso quanto al suo significato ? Possiamo applicarla alla nostra situazione storica dove i pestati sono i migranti che rischiano di non trovare alcun buon samaritano europeo che li accolga e dia loro la possibilità di un'esistenza decorosa .

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Chi li osteggia senza portare avanti una politica degna d'essere umana di sicuro non si potrà mai meritare la vita eterna. Per quanto riguarda ancora un' allargamento della figura del 'prossimo' possiamo estenderla alle 'appartenenze' per interrogarci se il nostro prossimo sia solo quello legato alla propria appartenenza: il cristiano per il suo prossimo cristiano, il politico per quelli solo della sua cerchia e così via. Soprattutto noi cristiani siamo chiamati a guardare oltre perché questo è il senso della venuta del nostro signore Gesù Cristo su questa terra e cioè solo includendo chi in apparenza ci sembra lontano potremo anche noi meritarci la vita eterna. 

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Mi  pare di capire che questo sia il messaggio che stia portando avanti il nostro caro papa Francesco. Dobbiamo quindi interrogarci se la nostra azione di Chiesa sia solo rivolta a portare avanti le cose cristiane o se ci si debba anche interessare dell'umano in una storia comune di cui alla fine ci verrà chiesto conto. Ed in modo particolare se sia giusto che la chiesa locale, vivendo in un determinato un territorio, non debba in qualche modo prendersene carico secondo la logica di un bene comune che vale per tutti cristiani e non.



Michele Sebregondio